Impegnato nel doppio ruolo del barbiere ebreo e del dittatore di Tomania, Adenoid Hynkel, Massimo Venturiello allestisce una commedia musicale di qualità portando all’Eliseo la trasposizione teatrale de «Il Grande Dittatore» di Charlie Chaplin, firmandone la regia a quattro mani con Giuseppe Marini. In scena un validissimo ensemble attoriale composto, fra gli altri, da Tosca e da Lalo Cibelli. Repliche previste fino a domenica 6 marzo.

Società per attori presenta
IL GRANDE DITTATORE
di Charlie Chaplin
adattamento Massimo Venturiello
con Massimo Venturiello e Tosca
e con Lalo Cibelli, Camillo Grassi, Franco Silvestri, Sergio Mancinelli, Gennaro Cuomo, Pamela Scarponi, Nico Di Crescenzo, Alessandro Aiello
musiche Germano Mazzocchetti
scene Alessandro Chiti
costumi Sabrina Chiocchio
coreografie Daniela Schiavone
light designer Umile Vainieri
sound designer Antonio Lovato
regia Giuseppe Marini e Massimo Venturiello

La programmazione dell’Eliseo è da sempre votata alla ricerca di lavori di spessore, complessi ed articolati. Una caratteristica ancora più evidente ora che la struttura romana è sotto la direzione diLuca Barbareschi, un artista che ha realizzato il proprio sogno investendo nella cultura e riuscendo nella sfida, tutt’altro che scontata, di ridare lustro a questo spazio d’eccellenza. Una scommessa difficile, certamente, ma che trova un valido perno nella qualificata carrellata di testi individuati e nell’alto livello professionale degli attori scelti per procedere nella realizzazione del progetto. Gli ultimi, in ordine di tempo, ad inserirsi in tale linea, sono Massimo Venturiello e Tosca, già avvezzi alle tavole della struttura di via Nazionale, visto che proprio lì undici anni fa si resero protagonisti di un lavoro di grande impatto come «L’opera da tre soldi» di Bertolt Brecht. Ora, i due interpreti sono impegnati con la trasposizione teatrale, la prima in assoluto, della pellicola di Charlie Chaplin «Il Grande Dittatore», che verrà proposta fino al 6 marzo.

Derisorio e provocatorio, il testo nasce come una marcata parodia del nazismo e di ciò che il movimento ha portato con sé. Ad ogni modo, possiede una sua peculiarità, quella di alludere senza sottintesi ad un mondo nefasto ed oltremodo noto, senza mai nominarlo in modo diretto. I simboli ci sono tutti, le immagini sono eccezionalmente esplicative, i personaggi sono disegnati con un tratto ben calcato. Eppure, il nome di Hitler, per esempio, non viene mai pronunciato: il protagonista infatti è il fui – e non il führer – Adenoid Hynkel (Massimo Venturiello), dittatore di Tomania (e non Germania). Mussolini non è citato, perché lui, l’alleato e dittatore di Batalia, è Bonito Napoloni (Lalo Cibelli) che compare in scena accompagnato da una tozza, sgraziata e quanto mai buffa donna Rachele (la bravissima Tosca).

L’ironia di questo spettacolo, costruito su una sapiente caricatura dell’aberrazione prodotta dalle SS, dal Partito, dall’antisemitismo e dal dittatore, viene enfatizzata dalle musiche originali di Germano Mazzocchetti, che ha realizzato una sorta di partitura parallela, ma pur sempre ben integrata all’intreccio narrativo, capace di seguire la strada della dissonanza indicata dallo stesso Brecht.Tosca, da grande cantante qual è, riesce a valorizzarla in modo eccelso, sottolineando con una modulazione dolorosa i passaggi più tristi e drammatici. In questo percorso, si inseriscono degnamente gli altri membri della compagnia, realizzando dei bei siparietti, fra i quali si incastra perfettamente un canone a tre voci.

La storia ci racconta di un docile barbiere ebreo (Massimo Venturiello) che ha perso la memoria a seguito di un’azione eroica compiuta nel corso della Prima Guerra Mondiale, durante la quale ha salvato la vita ad un ufficiale dell’esercito di nome Schulz (Gennaro Cuomo). La mancanza dei ricordi pone l’uomo nella difficile condizione di non capire la ragione per cui ora i militari siano così irrispettosi nei suoi confronti e si permettano di imbrattargli le vetrine della bottega con la vernice colorata, scrivendo a grande lettere la «E» di ebreo. L’ingenuità della sua condizione lo porta a reagire ai soprusi, adottando un comportamento che lo avvicinerà ad Hanna (Tosca), una sfortunata e dolce ragazza del ghetto. Contrariamente alle aspettative, il quartiere vive un periodo di relativa pace dovuta da un lato alla protezione del comandante Schultz, dall’altro alla richiesta di finanziamenti deldittatore Hynkel (sempre Massimo Venturiello) proprio ad un banchiere ebreo allo scopo di dare seguito alla sua campagna di invasione della confinante Ostria. Un progetto ambizioso che necessita della collaborazione dell’alleato Napoloni, invitato in Tomalia per partecipare ad un incontro alla pari, anche se subdolamente intimidatorio, e che evolverà con un testa a testa fino all’accordo finale. Passando attraverso una serie di vicissitudini, l’epilogo lascerà intravedere un futuro di speranza ed una prospettiva di tempi migliori. Scambiato per il dittatore con cui ha una forte somiglianza, infatti,il barbiere pronuncerà un messaggio di fiducia e di libertà, che riaccenderà la speranza di poter percorrere un sentiero futuro senza ombre. Ed è così che, nella sorpresa di chi pronuncia quelle parole appassionate, le folle sono pronte ad acclamare un altro leader.

Le scene di Alessandro Chiti che fanno da sfondo alle vicende del ghetto si alternano a quelle in cui il dittatore, animato da narcisismo ed autocompiacimento, si fa ritrarre tanto da uno scultore quanto da una pittrice nell’atto di trastullarsi con un mappamondo, metafora della politica aggressiva concepita dallo stesso. L’idea di colorare di grigio l’intero impianto permette di far risaltare maggiormente i singoli quadri di cui si compone la commedia. Il palco è totalmente occupato da un’enorme svastica, o meglio dalla doppia croce accoppiata, che ruota su se stessa diventando ora la bottega del barbiere, ora il sontuoso ed asettico palazzo del dittatore, per poi trasformarsi nel ghetto, nella prigione, nel balcone da cui il leader arringa la folla pronta ad accogliere con entusiasmo le folli intenzioni di un visionario.

Impegnato nel doppio ruolo del dittatore e del barbiere ebreo, Massimo Venturiello (anche regista assieme a Giuseppe Marini) si rende protagonista di una grande prova. Dotato di una decisa personalità artistica, è uno dei pochi attori che poteva riuscire nell’intento di allestire con successo una commedia di questo genere. Drammatica farsa di un periodo storico nefasto, che in un modo o nell’altro mantiene una sua profonda attualità, il suo lavoro merita un plauso per avere tentato di percorrere una strada nuova, difficile ed interessante. In tutta sincerità, sarebbe davvero un peccato perderlo.

Teatro Eliseo – via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83510216, mail biglietteria@teatroeliseo.com
Orario spettacoli: martedì, giovedì venerdì ore 20, sabato ore 16 e ore 20, mercoledì e domenica ore 16
Biglietti: platea 34 €, balconata I centrale 29 €, balconata I laterale 23 €, balconata II centrale 22 €, balconata II laterale 17 €, balconata III centrale 15 €, balconata III laterale 13 €
Durata: 2 ore e 10’ con intervallo – 2 atti

Articolo di: Simona Rubeis
Foto di: Federico Riva
Grazie a: Maria Letizia Maffei, Ufficio Stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.com

Fonte:
www.saltinaria.it/recensioni/spettacoli-teatrali/il-grande-dittatore-venturiello-tosca-teatro-eliseo-roma-recensione-spettacolo.html